“Per quando è pronto?” è la domanda che arriva subito dopo a “quanto costa”. E come per il prezzo, la risposta onesta è che dipende — ma a differenza del prezzo, qui la variabile principale non siamo noi: siete voi.
Non è una scusa da fornitore: il Pulse of the Profession del Project Management Institute rileva che solo il 57% dei progetti si chiude nei tempi previsti e che il 52% subisce modifiche di perimetro non controllate.
Nella nostra esperienza, i progetti che sforano non lo fanno per problemi tecnici. Sforano perché i testi della pagina “Chi siamo” arrivano tre settimane dopo, o perché il responsabile che deve approvare la grafica è in ferie. Vediamo quindi non solo i tempi tipici... ma dove si perdono davvero i giorni.
I tempi tipici per tipologia
Tempi indicativi dal via libera alla pubblicazione, con contenuti forniti in tempi ragionevoli.
- Landing page / sito one-page: 2-3 settimane
- Sito vetrina aziendale (5-12 pagine): 4-8 settimane
- Sito corporate o multilingua: 8-16 settimane
- E-commerce: 8-20 settimane, a seconda del catalogo e delle integrazioni
- Portale o web app su misura: da 3 mesi in su, con rilasci progressivi
Se qualcuno vi promette un sito vetrina completo in tre giorni, sta parlando di un template popolato con i vostri contenuti messi dentro senza pensare, facendo copia e incolla. Può anche andarvi bene, purché sappiate cosa state comprando: ne parliamo in sito fai da te o professionista.
Le fasi di un progetto, con i tempi reali
1. Analisi e definizione (1-2 settimane)
Obiettivi, pubblico, analisi dei concorrenti, ricerca delle parole chiave, mappa del sito. Ne esce anche la struttura definitiva degli URL: deciderla qui evita di doverla cambiare a sito pubblicato.
È la fase che i clienti percepiscono come “ancora non è successo niente” ed è quella che determina se il sito funzionerà. Saltarla non fa risparmiare tempo: lo sposta più avanti, quando costa di più.
2. Progettazione e design (2-4 settimane)
Wireframe delle pagine chiave, poi il design vero e proprio, di norma su homepage e una pagina interna tipo. Non due immagini, ma un sistema: componenti, breakpoint e gli stati che nessuno chiede nel brief e servono tutti — focus da tastiera, campo in errore, elenco vuoto, caricamento. Se non si decidono qui, si improvvisano dopo.
Le revisioni sono normali e previste; il problema nasce quando le richieste cambiano direzione dopo l’approvazione. Un buon contratto stabilisce quante tornate di revisione sono incluse: oltre quelle, i tempi si allungano e i costi salgono.
3. Sviluppo (2-8 settimane)
Qui si costruisce: markup, responsive, CMS, moduli, integrazioni, prestazioni. È la fase più lunga e la più silenziosa. È anche quella in cui il cliente dovrebbe già stare lavorando ai contenuti mancanti, e quasi mai lo fa.
Sulle prestazioni le soglie sono pubbliche: i Core Web Vitals di Google chiedono LCP entro 2,5 secondi, INP entro 200 millisecondi e CLS entro 0,1, misurati al 75° percentile degli utenti reali. Si rispettano decidendo dall’inizio peso delle immagini, font e script di terze parti: non si recuperano con un plugin la settimana prima del lancio.
4. Contenuti e popolamento (1-3 settimane, spesso molte di più)
È qui che si perde il tempo. Testi, foto, schede prodotto, traduzioni. Se i contenuti sono pronti, questa fase dura giorni. Se vanno prodotti mentre il sito è già sviluppato, può durare mesi.
Vale la pena quantificare: un sito vetrina da otto pagine sono 6.000-10.000 parole e 30-60 immagini a risoluzione utile; un e-commerce da 300 prodotti chiede titolo, descrizione, attributi, prezzo, disponibilità e foto trecento volte. E la traduzione parte solo quando l’italiano è definitivo.
5. Test, correzioni e pubblicazione (5-10 giorni)
Verifica su browser e dispositivi diversi, certificato SSL, backup. Poi una lista tecnica che nessun utente vedrà mai e che decide se il sito parte bene o parte zoppo: canonical, meta description, Open Graph, hreflang se il sito è multilingua, sitemap.xml e robots.txt coerenti, Search Console verificata. Sono aspetti che si implementano durante lo sviluppo e si verificano con calma prima del rilascio.
Se state rifacendo un sito che esiste già, a questa lista si aggiunge la voce più delicata di tutte: la mappa dei redirect 301, cioè l’elenco che collega ogni vecchio indirizzo al suo corrispondente nuovo. È ciò che determina se il traffico e il posizionamento accumulati negli anni sopravvivono al passaggio o si azzerano il giorno del lancio. Non è un lavoro da mezz’ora: su un sito di qualche centinaio di pagine sono giorni, e Google raccomanda di tenere i redirect attivi per almeno un anno. Se il sito è nuovo, invece, il problema non si pone: mettetelo in conto solo nel caso del restyling.
A questo si aggiunga un controllo che quasi tutti dimenticano: il recapito effettivo delle email dei moduli. Senza SPF, DKIM e DMARC configurati sul dominio le richieste finiscono nello spam, e il sito sembra semplicemente non generare contatti.
Le cinque cause di ritardo più frequenti
- I testi e/o le immagini non arrivano. Prima causa in assoluto, con ampio distacco su tutte le altre. Se non avete tempo per scrivere i testi, mettete a preventivo il copywriting: costa meno delle settimane perse. Se le foto le mandate voi, mettete in conto il tempo di raccoglierle, con didascalie e spiegazioni.
- Troppi decisori. Ogni persona in più nel processo di approvazione aggiunge giorni. Nominate un referente unico con potere di firma.
- Richieste che cambiano a sviluppo iniziato. Aggiungere una funzionalità in fase di analisi costa un’ora di discussione; aggiungerla a sviluppo avviato può costare una settimana. È il fenomeno che il PMI misura nel 52% dei progetti.
- Materiali di terzi. Accessi al gestionale, chiavi API del corriere, credenziali del vecchio hosting, controllo del pannello DNS, dati del vecchio fornitore. Recuperarli richiede sempre più tempo del previsto: iniziate subito.
- Le ferie. Agosto e le due settimane a cavallo di Natale non esistono. Tenetene conto quando fissate una data di lancio.
Come far andare il progetto più veloce (davvero)
- Preparate i contenuti prima del via libera, non durante. Anche in bozza grezza: il copywriter li sistema, ma la sostanza deve esserci.
- Raccogliete subito le credenziali: registrar del dominio, accesso ai DNS, hosting attuale, analytics, profili social, eventuali gestionali.
- Concentrate i feedback: un documento unico con tutte le osservazioni invece di dodici email in tre giorni.
- Distinguete “bloccante” da “migliorabile”. Il sito può andare online e migliorare dopo. Rimandare la pubblicazione per una virgola significa rimandare anche i contatti che il sito genererebbe.
- Fissate una data di lancio reale, legata a un evento (una fiera, una campagna, il rinnovo dell’hosting). Le scadenze senza conseguenze slittano sempre.
Si può accelerare pagando di più?
In parte. Un fornitore può dare priorità al vostro progetto e allocare più persone in parallelo su design e sviluppo, ma il rendimento non è lineare: già nel 1975 Fred Brooks osservava in The Mythical Man-Month che aggiungere persone a un progetto software in ritardo lo fa ritardare ancora di più.
Soprattutto esiste un limite fisico: le fasi che dipendono dalle vostre approvazioni e dai vostri contenuti non si comprimono con il budget. Il metodo più efficace per accorciare i tempi resta ridurre il perimetro della prima versione.
Meglio pubblicare in sei settimane un sito con otto pagine fatte bene, e aggiungerne quattro in autunno, che aspettare cinque mesi per pubblicarne dodici tutte insieme.
E dopo la pubblicazione?
Il sito online non è la fine del progetto. I primi mesi servono a osservare i dati reali: quali pagine funzionano, dove le persone abbandonano, quali ricerche portano traffico. Anche il posizionamento organico ha tempi propri, e qui conviene citare la fonte diretta: Google scrive che servono in genere “da quattro mesi a un anno” da quando si iniziano a fare le modifiche a quando se ne vedono i benefici. Ne parliamo in l’articolo su SEO e sito web.
Se avete una scadenza precisa da rispettare, parlatecene all’inizio: si può quasi sempre costruire un percorso a rilasci successivi. Scriveteci o partite dal configuratore di preventivo, che oltre alla stima economica vi dà un’idea della complessità del progetto.